sabato 6 luglio 2013

Inno alla Bellezza


Vieni, O Bellezza, dal profondo cielo

o sbuchi dall'abisso? Infernale e divino

versa insieme, confusi, la carità e il delitto

il tuo sguardo: assomigli, in questo, al vino.


Racchiudi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali

profumi come un temporale a sera.

Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un'ampolla

che fan vile l'eroe e il fanciullo ardito.


Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?

Il Destino, innamorato, ti segue come un cane;

semini capricciosa felicità e disastri,

disponi di tutto, non disponi di niente.


Cammini, Bellezza, sui morti e ne sorridi;

fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente

e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, l'Assassinio

danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.


Abbagliata l'effimera s'abbatte in te, candela

e crepita bruciando e la tua fiamma benedice.

Così, chino fremente sul tuo amore, chi ama

sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.


Che importa che tu venga dall'inferno o dal cielo,

o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!

se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede

penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?


Che importa se da Satana o da Dio? se Sirena

o Angelo, che importa? se si fanno per te

-fata dagli occhi di velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina-

meno orrendo l'universo, meno gravi gli istanti?


Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal (1857), Hymne à la Beauté.

Versione in italiano tratta da: Charles Baudelaire, I fiori del male e altre poesie, Einaudi Editore.


Foto: Ophelia, John Everett Millais, 1851 circa.