Vieni, O Bellezza, dal profondo cielo
o sbuchi dall'abisso? Infernale e divino
versa insieme, confusi, la carità e il delitto
il tuo sguardo: assomigli, in questo, al vino.
Racchiudi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali
profumi come un temporale a sera.
Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un'ampolla
che fan vile l'eroe e il fanciullo ardito.
Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?
Il Destino, innamorato, ti segue come un cane;
semini capricciosa felicità e disastri,
disponi di tutto, non disponi di niente.
Cammini, Bellezza, sui morti e ne sorridi;
fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente
e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, l'Assassinio
danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.
Abbagliata l'effimera s'abbatte in te, candela
e crepita bruciando e la tua fiamma benedice.
Così, chino fremente sul tuo amore, chi ama
sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.
Che importa che tu venga dall'inferno o dal cielo,
o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede
penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?
Che importa se da Satana o da Dio? se Sirena
o Angelo, che importa? se si fanno per te
-fata dagli occhi di velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina-
meno orrendo l'universo, meno gravi gli istanti?
Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal (1857), Hymne à la Beauté.
Versione in italiano tratta da: Charles Baudelaire, I fiori del male e altre poesie, Einaudi Editore.
Foto: Ophelia, John Everett Millais, 1851 circa.